Augusta da scoprire – 18 marzo 2019

Una giornata di sole ha abbracciato gli studenti del primo anno di studi del Liceo Mègara provenienti dai quattro indirizzi, l’occasione è stato un tour didattico-conoscitivo lungo il centro storico di Augusta, per esplorarne aspetti artistico/architettonici, usi, costumi e racconti popolari di come eravamo e come la città si mostrava ai suoi cittadini e ai visitatori negli anni del boom economico. Il primo gruppo accompagnato dai docenti Bommara, Muscolino, Scala, Traversa e guidati dalla professoressa Di Venuta Jessica ha potuto osservare con attenzione scrutando dettagli e particolari architettonici gli edifici che si affacciano sulla piazza Duomo, quindi la facciata del Municipio, l’edificio che ospita il Circolo Unione e la chiesa Madre, di quest’ultima gli studenti hanno ammirato le opere d’arte visiva attraverso un’analisi semiotica del paesaggio in esse rappresentato, scorci catturati dal territorio megarese e quindi hanno dibattuto sulla metamorfosi che questo ha subito durante i secoli.
Il secondo gruppo accompagnato dai docenti Castro, Circo, Fassari, Rinaldi e guidati dalla professoressa Scatà Francesca si è diretto in piazza Castello dopo una breve sosta per una lettura di insieme del Palazzo Tumicz e Palazzo Vinci. Tema della passeggiata didattica il “Racconto dei cunti” tratto da fonti orali tramandate e riproposte dalla docente Scatà per riscoprire usi, storie popolari e “mondanità” della comunità augustana negli anni tra il ’50 e 1970: quale migliore location per iniziare un “cuntu” se non la Villa Comunale luogo d’incontro e di sguardi. Gli alunni hanno mostrato stupore e curiosità nel riscoprire “come eravamo”,
provando ad immaginare la fioritissima Villa divisa figurativamente tra “piccola e grande”, le due Arene estive Mègara a Badiazza, le 1000 sedie che potevano occupare lo spazio antistante il Palco della musica, sedie impagliate di “zammarra” noleggiate per cinque lire l’una da Don Zulu, e la botola sul Palco che nascondeva al suo interno gli sgabelli dei “musicanti” ed era musica il giovedì e la domenica, mentre all’uscita dalla proiezione all’Arena Badiazza “cozze, fichi d’india, gassose, anguria, calia e semenza” allietavano il palato degli augustani mentre disquisivano del cinematografo appena visto. Poi la spiaggetta che l’Amministrazione Comunale ricreava ogni anno a sinistra dell’Arena Mègara con l’arrivo della stagione estiva, depositando numerosi carri di sabbia, e per chiudere un ultimo “cunto” che sembrava uscire dalla penna di Edmondo de Amicis, raccontava dell’unico bambino “Francuzzo” garzone della “drogheria Motta” che negli anni ’50 accedeva ogni giorno nel Castello già Casa di Reclusione con il suo triciclo cassonato in legno per consegnare le vivande e ogni bene di necessità, Francuzzo catturò la simpatia dei detenuti che accoglievano come un figlio e se ne prendevano cura: il barbiere quando i capelli erano lunghi, le scarpe riparate se rotte, e tutte le figurine dei formaggini Ferrero per il suo album. Francuzzo era stato investito anche del compito di portare con il suo triciclo la valigia dei detenuti quando tornavano a riprendere il treno, ed un ultimo saluto di queste genti era per lui insieme a raccomandazioni di agire sempre per il bene.
Le storie potrebbero non terminare mai, ma per il nostri studenti questa prima puntata è stata solo l’inizio, perché siamo convinti che l’amore e il sentimento di appartenenza per la propria città si può imparare solo conoscendola nel suo profondo, dai piccoli racconti da custodire gelosamente che tanto appassionano i giovanissimi, alla storia scritta che questa meravigliosa città conserva e solo passeggiando si manifesta con chiarezza e dimostra come nella sua fragilità ha ancora tanto da offrire.
Docenti
Scatà Francesca
Di Venuta Jessica





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