Incontro con il Barbiere – Recensione di un’alunna del Liceo Classico Megara.

La sera del 19 gennaio abbiamo avuto la possibilità di assistere all’opera lirica “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini presso il teatro di Città della Notte. Quest’opera, che nel corso dell’anno corrente festeggia i suoi 200 anni dalla prima messa in scena, è stata diretta artisticamente dal tenore Marcello Giordani. A rendere la serata ancora più magica è stata la presenza dal vivo dell’Orchestra Yap, diretta dal Maestro Antonino Manuli, e del Coro Lirico Siciliano, diretto dal Maestro Francesco Costa. La versione de “Il Barbiere di Siviglia” proposta si è aperta con una visione d’insieme della scenografia composta da delle casse di plastica molto colorate impilate l’una sull’altra, che venivano spostate dai vari personaggi che entravano e uscivano dalla scena. Nel primo atto dell’opera conosciamo il Conte D’Almaviva, interpretato da Gianluca Bocchino, il quale si propone come pretendente della bella Rosina, interpretata invece da Leyla Martinucci avvolta in un bell’abito fucsia. Sotto la finestra della giovane insieme al Conte compare la figura del servitore Fiorello, impersonato dal talento augustano Marco Zarbano. Quest’ultimo raduna in gran silenzio un gruppo di musicisti per cantare una serenata alla giovane, e qui fa la sua entrata in scena con un brano il grande Marcello Giordani. Segue l’ingresso di Gian Luca Tumino, nell’opera Don Bartolo, che vuole impedire a tutti i costi il fidanzamento poiché l’unione tra i due gli impedirebbe di amministrare il patrimonio di Rosina. A questo punto compare in uno sgargiante completo arancione il tanto atteso barbiere di Siviglia, Figaro. Quest’ultimo, rappresentato da Gabriele Nani, aiuterà il Conte suggerendogli di spacciarsi per un soldato ubriacone sotto il falso nome di Lindoro, in modo da suscitare l’interesse della bella Rosina. L’intraprendente barbiere di Siviglia decide di aiutare il Conte ad introdursi nella dimora di Don Bartolo, che nel frattempo propone a Rosina di sposarlo, con il fine ultimo di poter mettere le mani sulla dote della ragazza senza doversi più preoccupare di eventuali pretendenti. Rosina però si innamora di Lindoro e gli scrive una lettera, affidando a Figaro il compito di consegnarla; Don Bartolo, dopo l’ennesimo rifiuto di Rosina, decide di segregarla, mentre il Conte, sempre fingendosi un soldato, riesce a presentarsi a casa di Bartolo con un finto permesso d’alloggio. Il primo atto termina dunque con la lite tra Lindoro e Don Bartolo, mentre Rosina riceve un messaggio dal suo giovane pretendente. Nel secondo atto il Conte non rinuncia a Rosina e decide di usare un nuovo travestimento, presentandosi da Don Bartolo sotto il nome di Don Alonso, un finto insegnante di musica. Purtroppo però l’inganno non dura molto, poiché Don Bartolo riesce a smascherare il finto insegnante di musica e cacciarlo di casa, screditando anche Lindoro agli occhi della giovane Rosina, la quale, turbata, si convince a sposare il suo anziano tutore quasi per dispetto. Durante un temporale, il Conte D’Almaviva e Figaro arrivano in casa di Don Bartolo a chiedere finalmente la mano di Rosina, la quale accetta. Grazie al precedente furto della chiave del balcone da parte di Figaro i tre architettano la loro fuga, ma scoprono con orrore che la scala che avevano piazzato fuori della balconata è stata rimossa dal perfido Don Bartolo. I protagonisti, dunque, si ritrovano tutti intrappolati nell’appartamento ma la furbizia di Figaro salva la situazione: proprio in quel momento si presenta in casa un notaio pronto a ratificare l’atto di matrimonio tra Don Bartolo e Rosina; il barbiere di Siviglia, però, convince il notaio che il matrimonio da celebrarsi sia quello che ha per sposo il conte D’Almaviva, dando così definitivamente scacco matto al vecchio Don Bartolo, che si ritrova sconfitto.
A mio parere la serata è riuscita molto bene, in quanto la presentazione dell’opera, sempre molto attuale, è stata resa in una forma adeguata sia per grandi che per piccini. Gli stessi costumi impiegati non erano come era facile immaginare quelli classici del teatro, ma più moderni e vicini ai nostri tempi, a cominciare dai colori impiegati che riflettevano in parte quelli della scenografia. Se poi a questi aggiungiamo il gioco di luci quasi sempre costante sulla scena, il risultato è stato un’esplosione di colori sgargianti che rendevano il tutto più piacevole e divertente. Formidabili gli attori e cantanti calati benissimo nei vari personaggi che interpretavano, soprattutto in determinate scene che suscitavano il riso. Grandissima è stata la partecipazione della stessa popolazione, che è accorsa in massa per assistere a questo elevatissimo momento dal punto di vista artistico e culturale. L’unico intoppo è stata l’assenza per motivi di salute di Tuccio Musumeci, ma nonostante tutto la serata si è rivelata all’altezza delle aspettative. A questa seguiranno altre serate nel corso dei mesi, a cui invito io stessa la città a partecipare.
Mary Gigliottino VB Liceo Classico








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