Georges Vallet, il Liceo “Megara” celebra lo scopritore di Megara Hyblaea nel centenario della nascita

Una conferenza- evento con ospiti d’eccezione ha animato il secondo incontro introduttivo al PCTO “Amo ciò che di tenace sopravvive”
Venerdì 4 marzo 2022, a cento anni esatti dalla nascita di Georges Vallet, il Liceo “Megara”, nel corso di una conferenza unica nel suo genere, ha ricordato con
grande partecipazione le ricerche del grande archeologo che sul finire degli anni ’40 diede inizio agli scavi nel sito dell’antica colonia greca che dà il nome alla scuola (motivo per cui allo stesso Vallet è stata intitolata un’aula dell’Istituto). L’evento è incluso tra gli incontri introduttivi al PCTO “Amo ciò che di tenace sopravvive”, progetto ideato dalla prof.ssa Ornella Spina docente del Liceo “Megara” e vicepresidente di Archeoclub d’Italia Aps sede di Augusta (presieduto dalla prof.ssa Mariada Pansera) e organizzato in collaborazione con il Parco archeologico di Leontinoi diretto da Lorenzo Guzzardi. Il direttore in persona ha aperto i lavori con la narrazione degli eventi storici che hanno portato alla definizione del perimetro attuale di “Megara Hyblaea”, citando gli studi degli illustri archeologi e delineando in particolare la figura di Georges Vallet di cui si commemorava il centenario della nascita. L’evento ha visto la partecipazione dell’assessore alle politiche culturali di Augusta Ombretta Tringali e si è fondato sugli interventi di due relatori fuori dal comune. Ospiti d’onore dell’incontro sono stati infatti gli illustri archeologi francesi Michel Gras e Jean Christophe Sourisseau, eredi e prosecutori dell’opera di Vallet, per la prima volta ad Augusta in qualità di esperti e divulgatori delle importanti campagne di scavo riprese lo scorso maggio e avviate dal 2019.
Michel Gras, membro dell’Accademia nazionale dei Lincei (una delle istituzioni scientifiche più antiche d’Europa), archeologo e storico, già direttore dell’École Française de Rome e Jean Christophe Sourisseau, professore presso l’Università di Aix-Marseille nonché direttore dei recenti scavi a Megara Hyblaea, hanno appassionato l’uditorio del teatro G. Amato (costituito dagli alunni delle classi coinvolte nel progetto ed altri che si sono avvicendati) insieme al resto dell’Istituto, collegato all’evento su piattaforma digitale, con il supporto e l’organizzazione tecnica dell’animatrice digitale prof.ssa Anna Lucia Daniele.
Nei saluti di benvenuto, la prof.ssa Rista ha sottolineato la centralità della cultura classica greca e latina in vista della formazione del cittadino, come ben sapevano i tanti archeologi e studiosi che hanno dedicato la propria esistenza agli scavi, «uomini lungimiranti, perché consapevoli che la conoscenza del passato è fondamentale per costruire il futuro». L’indagine sulle origini mette in evidenza le cause nascoste dei fenomeni attuali e di quelli che si riproducono ad ondate ricorrenti nel corso del tempo. È quanto accade ad esempio con le colonizzazioni – argomenta il prof. Gras- spostamenti massivi di gruppi di persone per motivazioni sovente tragiche, in grado di generare un nuovo inizio, la nascita di una civiltà. In età arcaica «la Sicilia orientale è stata il primo luogo dove i gruppi di sfollati hanno cominciato a costruire città regolari», per poi dar vita a loro volta a nuove colonie (come Selinunte fondata da Megara Hyblaea) e ad ulteriori insediamenti, costruiti attraverso le macerie delle città rase al suolo (blocchi di pietra tratti dagli antichi templi di Megara rivivono negli edifici della città medievale di Augusta). Quando, nel primo dopoguerra, Georges Vallet insieme a François Villard compiono i primi scavi nel sito di Megara Hyblaea, si profila pure il progetto di costruzione del petrolchimico voluto dalle multinazionali del petrolio, ma le due realtà parallele sono destinate ad una difficile coabitazione. Come spiega bene il prof. Gras «l’archeologia è una scienza del territorio che tenta di far emergere le bellezze dal territorio stesso», cercando nel contempo «di non impedire il progresso e salvaguardare il passato», per cui «lottare per il patrimonio e l’ambiente è lo stesso». Emergono così i tanti ricordi legati ad un sito dall’originaria incontaminata bellezza – «simile alla verde campagna dell’Ottocento»- commenta il prof. Gras attraverso le illustrazioni in diapositiva. Un insediamento di 60 ettari – tanti ne misura la prima Megara- che ben presto si rivela una miniera di reperti ceramografici, molti dei quali oggi custoditi e visitabili presso il Museo archeologico P. Orsi di Siracusa. Anche l’antico insediamento di Megara conosce un punto di frattura quando intorno al 483 a. C. il tiranno di Siracusa Gelone, per odio nei confronti della polis rivale, ne decreta la fine simbolica
attraverso la deportazione degli abitanti.
Di certo oggi il sito di Megara non misurerebbe l’estensione attuale senza la dedizione costante di generazioni di studiosi come i professori Gras e Sourisseau, che tengono a sottolineare come ogni ulteriore scavo ancora oggi riservi nuove sorprese. Quella esplorata è solo una minima parte del sito e recenti ritrovamenti hanno portato alla luce un insediamento preistorico dove sono visibili le tracce evidenti di abitazioni e di riti religiosi comuni ad altri insediamenti coevi nel bacino del Mediterraneo. Al termine di una importante giornata di divulgazione scientifica i relatori si spendono con grande disponibilità per soddisfare tutti i dubbi e le curiosità degli studenti, veri protagonisti dell’incontro. Emerge in particolare la richiesta di maggiori informazioni sulle caratteristiche del mestiere di archeologo, ad oggi- chiarisce il direttore Guzzardi- da considerare come valida prospettiva di lavoro nel settore ecologico nell’ambito della cosiddetta “archeologia preventiva”, finalizzata alla valutazione dell’impatto archeologico. I possibili sbocchi lavorativi non esauriscono la rilevanza degli studi sul mondo antico, dato che senza memoria del passato nessuna conoscenza risulta possibile ed è dunque necessario conoscere le proprie radici per comprendere meglio chi siamo e cosa vorremmo essere.





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