Il filo rosso del coraggio delle donne – Tutti insieme al Liceo “Megara” contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre è l’Orange Day, il giorno dedicato alle donne e alle ragazze, che, su iniziativa dell’Onu, dal 2014 ci ricorda di quanta protezione e cura hanno bisogno tutte le donne, le ragazze e le bambine del mondo.
Il colore che inneggia a questa giornata è l’arancione, segnale della speranza per il futuro.
In Italia, però, il colore prescelto è stato il rosso. Il motivo risiede nei foschi episodi di femminicidio che riempiono le cronache di tutte le città d’Italia, da nord a sud, tristemente periodici e ancor più tristemente preannunciati da interdizioni, diffide e denunce cadute nel vuoto.
Il problema è certamente culturale.
La questione dal punto di vista sentimentale è anche più complicata e avvinta a motivazioni esclusivamente culturali, come dimostra la pessima abitudine mediatica di definire l’amore come “malato”.
A questa, e molte altre riflessioni, è stata dedicata la giornata del Liceo Classico “Megara”, in cui il colore rosso ha spiccato sia sui capi d’abbigliamento indossati da studentesse e studenti, come negli allestimenti che hanno accolto oggi tutti all’ingresso della scuola nella Cittadella degli Studi.
Dopo la visita e la conversazione con la scrittrice Ester Rizzo che ha parlato nell’aula Vallet, di fronte agli studenti, di donne primatiste e di donne vittime nella storia mondiale, argomento cui ha dedicato la sua ricerca all’insegna della Toponomastica Femminile, alle ore 11:00, tutti gli studenti del Liceo si sono riversati nel cortile, per abbracciare, idealmente e con il cuore, quello che stava per accadere, alla presenza del Dirigente Renato Santoro, di tutti i docenti e collaboratori scolastici.
Studentesse dei vari indirizzi, tutte in rosso, coordinate dalla prof.ssa Rista hanno letto passi di testimonianza letteraria dedicati alla morte delle donne per mano di efferati omicidi di uomini- padroni, così come raccontato nelle pagine di Tea Ranno e Dacia Maraini. Alla lettura recitata si sono avvicendate Elisabetta Tringali, Noemi Failla, Chiara Gigliottino, Arianna Toscano, Paola Luppino e la stessa professoressa Rista.
In un silenzio di riflessione e di adesione emotiva sono state scandite parole di dolore, un silenzio che si è fatto ancora più denso quando, dalla parola, si è passati alla visione della performance ideata e realizzata dalla prof.ssa Mariagrazia Muscolino e interpretata dalle studentesse della III B del Liceo Linguistico Delia Riso, Federica Tringali, Sabrina Russo, Nicole Tringali, Noemi Barbarino, Noemi Falilla, Alessia Fasoli e Rachele Cavallaro, insieme con Giovanna Tobia, Ludovica Di Mauro, Carola Spatola, Isabella Piazza, Giulia D’Amico e Maria Virginia Pitari della IV B del Liceo Linguistico. La perfomance, in cui le ragazze indossavano una mise scura, ha rappresentato, con una serie di movimenti spezzati e passi sincopati, il tentativo femminile di liberarsi dalla catene della violenza e della sopraffazione, in un crescendo che ha visto il corpo di una delle ragazze adagiato in terra e poi sollevato dalle compagne. La tensione emotiva e la partecipazione sono state alte e intensissime quando, sciolta la linea delle ragazze, è comparsa la scritta su un lenzuolo bianco che recava il messaggio “NON SEI SOLA”, recato dalla prof.ssa Muscolino e dallo studente Carmelo Tringali della IV B Linguistico.
Il filo di sangue si spezza con il coraggio e tutti insieme.
24/11/2018 Prof. ssa Alessandra Traversa
Sulle gradinate del Tetro Comunale due ombrelli uno rosso a simboleggiare l’assenza della protezione sulle donne che non sono adeguatamente tutelate e l’altro bianco ad auspicare la protezione della legge attraverso l’applicazione del diritto. Dietro gli ombrelli dei palloncini bianchi e rossi su cui abbiamo scritto i nomi delle vittime di femminicidio della nostra città, dei paesi vicini e di quelle alla ribalta della cronaca degli ultimi anni. Questi palloncini bianchi e rossi rappresentano le vittime innocenti.
Sotto gli ombrelli in drappo bianco con la rappresentazione del sangue, perché il messaggio espresso dai precedenti simboli risulti più chiaro e pregnante.
Sul prato la rappresentazione di una statua classica a simboleggiare il culto della dea madre portatrice di vita e prosperità fin dalla preistoria e che con la civiltà greca ha assunto le forme di Demetra e Core. Sotto degli indumenti rossi a simboleggiare le vittime di femminicidio che negano alla donna il diritto all’autodeterminazione, omicidio spirituale e nei casi estremi anche fisico.
Tutta l’area è stata delimitata con un filo rosso ad individuare un’area sacra come nei culti antichi dedicati alle dee madri ma anche come succede sui luoghi di un crimine. La logica riferita a questa delimitazione territoriale vuole indicare che il crimine di femminicidio priva la comunità di una donna che oltre ad essere un individuo portatore di diritti è anche un soggetto capace di generare benefici alla comunità attraverso il suo lavoro di cura in famiglia e/o il lavoro come lavoratrice donna nella società. Chi non riconosce alle donne il loro valore intrinseco e le priva della loro identità o peggio della vita non commette un delitto solo verso la persona ma verso la società tutta.
Prof. ssa Ornella Spina
Clicca qui per sfogliare l’album delle foto e guardare il video della performance





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